top of page

Ipnosi

Ipnosi

Quando si pronuncia la parola "ipnosi" entrano in scena, quasi sempre, immagini un po’ da cinema: pendoli dondolanti, sguardi magnetici, persone che perdono il controllo e obbediscono come marionette. Quello che avviene in uno studio di ipnosi seria è molto diverso da questo immaginario pop. Per comprenderlo davvero conviene partire da qualche coordinata storica e scientifica, poi calare tutto nell’esperienza pratica di una seduta e nei suoi obiettivi terapeutici.


Un rapido sguardo alle origini

La pratica di entrare in stati di coscienza modificata è antica quanto l’umanità: sciamani, oracoli, rituali estatici ne sono una prova. Il termine "ipnosi", però, arriva nell’Ottocento con James Braid, medico scozzese che studiò il fenomeno da un punto di vista fisiologico e abbandonò presto l’aura occultistica del mesmerismo. Da allora, l’ipnosi si è evoluta grazie ai contributi di psichiatri come Milton Erickson - che la rese una tecnica centrata sulle risorse del paziente - e alle moderne neuroscienze, che ne hanno osservato i correlati cerebrali.


Che cosa succede davvero durante una seduta

Entrare in trance ipnotica non significa addormentarsi né cedere la propria volontà. È piuttosto un momento di concentrazione assorbita, simile a quella che sperimenti quando sei catturato da un libro o quando guidi per chilometri senza accorgerti del tempo passato. L’ipnotista accompagna il cliente in questo stato tramite voce morbida, immagini guidate e tecniche di respirazione. La mente critica - quella che valuta, giudica, razionalizza - allenta la presa; la parte inconscia, invece, diventa più ricettiva.

Contrariamente al mito, la persona rimane vigile: sente ogni parola, può interrompere la trance in qualsiasi momento e non accetterà mai suggestioni che contrastano con i propri valori. L’ipnosi, in sostanza, è una collaborazione, non un atto di potere dell’operatore.


Perché l’ipnosi funziona

Dal punto di vista neurofisiologico, scansioni fMRI mostrano che in ipnosi si riduce l’attività della corteccia cingolata anteriore - area coinvolta nel conflitto cognitivo - e aumenta la connettività tra la corteccia prefrontale dorsolaterale (centro del controllo esecutivo) e le regioni somatosensoriali. 

Questo significa che il cervello può modulare percezioni e abitudini con maggiore flessibilità. In pratica, le suggestioni positive diventano istruzioni che il corpo e la mente iniziano a seguire con meno resistenze.


Campi di applicazione

Le ricerche più solide supportano l’uso dell’ipnosi in quattro ambiti principali. 

• Primo: gestione del dolore acuto e cronico, inclusi parto, preparazione a piccoli interventi, emicrania. 

• Secondo: disturbi d’ansia, fobie specifiche, insonnia. 

• Terzo: modificazione di abitudini nocive come tabagismo o alimentazione compulsiva. • Quarto: potenziamento di prestazioni sportive e artistiche, perché la trance facilita focus e visualizzazione.


È importante sottolineare il confine clinico: l’ipnosi non sostituisce la psicoterapia in presenza di disturbi psicopatologici complessi, ma può integrarsi a essa o ad altri trattamenti medici con il consenso del professionista curante.


Una seduta tipo, passo dopo passo

  1. Colloquio iniziale. Si condividono obiettivi, storia personale e possibili controindicazioni (psicosi attive, epilessia non controllata, abuso di sostanze).

  2. Induzione. L’ipnotista utilizza conteggi, immagini di relax fisico graduale o focalizzazioni su respiro e battito cardiaco.

  3. Approfondimento. Una volta raggiunto uno stato di trance leggera, il professionista stabilizza la concentrazione arricchendo la scena mentale di dettagli sensoriali.

  4. Fase terapeutica. Vengono introdotte metafore, scenari o affermazioni mirate: ad esempio immaginare i polmoni che si purificano ad ogni inspiro per chi vuole smettere di fumare.

  5. Uscita. Con conteggi regressivi o inviti a muovere le dita, si ritorna dolcemente alla piena vigilanza. Segue un breve debriefing per consolidare insight e autoipnosi da praticare a casa.

Cosa aspettarsi e cosa no

Dopo una seduta, molte persone riferiscono sensazione di leggerezza, sonno più profondo o un calo immediato dei livelli di ansia. Il cambiamento di abitudini, invece, richiede un ciclo di 4–8 incontri: il cervello ha bisogno di ripetizione per stabilizzare nuovi circuiti.


Non bisogna però attendersi miracoli istantanei. L’ipnosi è efficace se si entra con motivazione reale e si continua con le pratiche suggerite (self-hypnosis, diari, tecniche di respirazione).


Un’alleata, non una bacchetta magica

In conclusione, l’ipnosi è uno strumento: potente, ma da usare con competenza. 

Può accelerare processi che altrimenti richiederebbero mesi di tentativi, perché lavora con l’inconscio - la parte della mente dove nascono automaticità e convinzioni profonde. 


Se il tuo obiettivo è smettere di rimuginare, prepararti a un parto sereno, superare una fobia o semplicemente dormire meglio, considera una consulenza con un ipnotista certificato. Potresti scoprire che il vero “trucco” non è un pendolo, ma la capacità nascosta del tuo cervello di riscrivere i propri schemi quando qualcuno gli insegna il linguaggio giusto.




PROFESSIONISTI ABILITATI IN COSCIENZAINTEGRATA.IT

Luca Managò

• Debora Piras

• Alessandra Raspino

bottom of page